Il 16 agosto 2016 un malore ha strappato improvvisamente alla vita Padre Enzo Paolo Poiana, Rettore della Basilica di Sant’Antonio a Padova. Il tempo è trascorso ma il ricordo di Padre Enzo, Sacerdote e Frate accogliente che sapeva portare conforto e speranza a tutti, è rimasto immutato in tutte le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo o semplicemente l’occasione di incontrarlo e ascoltarlo parlare.
Lunedì 24 agosto 2026 alle 20:00 nella chiesa di Corona, suo paese natale, è stata celebrata una Santa Messa in suo suffragio. È stata una celebrazione intensa di preghiera in un clima sereno e fraterno, come avrebbe desiderato Padre Enzo.
La S. Messa è stata officiata da Padre Franco Giraldi, Vicario provinciale dei frati minori conventuali, che ha concelebrato assieme a don Michele e a diversi sacerdoti della Diocesi di Gorizia .
La chiesa era gremita di fedeli: c’erano i suoi famigliari, gli amici, molti compaesani e conoscenti; erano presenti alcuni Confratelli Francescani e una delegazione del Sovrano Ordine di Malta. Vi era una rappresentanza dell’amministrazione comunale con la Sindaco Cristina Visintin.
C’erano gli Alpini del gruppo di Mariano e Corona di cui Padre Enzo era membro avendo svolto il servizio militare nel corpo degli Alpini col grado di Sergente. Al termine della celebrazione l’Alpino Nadali Elvino ha letto la preghiera degli Alpini come si usa solitamente per gli Alpini “andati avanti”.
La Corale di Lucinico, accompagnata all’organo e diretta dal m. Matteo Donda, ha reso più solenne la liturgia.
Al termine della S. Messa i fedeli sono stati accolti nel cortile della canonica per un momento di fraternità conviviale predisposto dal personale delle Associazioni e da volontari del paese.

Padre Franco Giraldi, partendo da una profonda riflessione sul testo evangelico del giorno, che narra l’incontro con Gesù dell’Apostolo Bartolomeo detto Natanaele, ha pronunciato una splendida omelia esponendo le speciali caratteristiche della personalità di Padre Enzo: sono parole che toccano il cuore di chi ha avuto modo di conoscerlo perché ne ravvivano il ricordo, ma la sua calda umanità nell’avvicinarsi al prossimo, ben espressa nell’omelia, va divulgata. Pertanto ne pubblichiamo il testo.
TESTO DELL’OMELIA PRONUCIATA DA PADRE FRANCO GIRALDI PER IL DECIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI PADRE ENZO POIANA.
Memoria di San Bartolomeo Apostolo
Oggi la liturgia ci mette davanti la figura di San Bartolomeo, l’apostolo che nel vangelo di Giovanni porta il nome di Natanaele.
E forse non è casuale che, nel giorno in cui facciamo memoria di padre Enzo Paolo Poiana, ci venga consegnato proprio questo vangelo. Perché Natanaele è un uomo che non ha paura di essere vero.
Quando Filippo gli dice: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè e i Profeti”, Natanaele risponde: ” Da Nazaret può venire qualcosa di buono?”
È una frase quasi brusca. Non è una risposta diplomatica. Non cerca di fare bella figura.
Natanaele dice quello che pensa. E tuttavia Gesù, quando lo incontra, non lo rimprovera.
Dice di lui: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”.
È una delle definizioni più belle che Gesù possa dare di una persona. Non dice: ecco un uomo perfetto. Non dice: ecco un uomo che non sbaglia. Dice: “in cui non c’è falsità”.
Un uomo vero. E forse è proprio da qui che possiamo cominciare a ricordare padre Enzo.
Chi lo ha conosciuto sa che era un uomo vero. Aveva un carattere forte, una parola franca, un modo diretto di affrontare le situazioni. Non era uomo da mezze misure. Ma proprio questa schiettezza era accompagnata da una grande capacità di accogliere, di voler bene, di stare vicino alle persone.
Le testimonianze lasciate dopo la sua morte ricordano soprattutto questo: la sua umanità, la sua vicinanza alla gente semplice e umile, la sua capacità di costruire relazioni. E ricordano quanto il convento del Santo fosse diventato, soprattutto per tanti giovani, un luogo dove trovare accoglienza, fraternità, ascolto e persino quella gioia che fa bene all’anima. Ma oggi non siamo qui semplicemente per dire: quanto era bravo padre Enzo. Siamo qui per chiederci: da dove veniva quella umanità? Da dove nasceva quella capacità di incontrare le persone? Il Vangelo ci dà una risposta.
Tutto comincia dall’incontro. Filippo dice a Natanaele: “Vieni e vedi”. E Natanaele va.
Questa è forse la frase che potrebbe essere scritta sulla vita di ogni cristiano: “Vieni e vedi”. La fede cristiana non comincia da un’idea. Comincia da qualcuno che ci viene incontro. Comincia da Cristo. E anche la vocazione di padre Enzo è nata da un incontro
con Cristo. Nel suo cammino francescano, il Santo di Padova divenne poi il luogo concreto nel quale quella relazione con il Signore si tradusse in servizio, accoglienza, predicazione e incontro con migliaia di persone. E c’è qualcosa di molto bello nella sua
esperienza di Rettore. Padre Enzo non ha semplicemente accolto i pellegrini.
In qualche modo, si è lasciato evangelizzare dai pellegrini.
Aveva raccontato come il contatto con le persone che arrivavano al Santo, con le loro storie, le loro sofferenze e le loro speranze, avesse cambiato anche il suo modo di vivere il rapporto con sant’Antonio e con la fede. Questa è una cosa profondamente evangelica.
Perché chi annuncia il Vangelo non è mai soltanto colui che dà. È anche colui che riceve.
Chi apre una porta agli altri scopre che, spesso, attraverso quella porta entra Dio.
E allora comprendiamo forse meglio anche quella pagina del Vangelo. Natanaele parte da un pregiudizio: “Da Nazaret può venire qualcosa di buono?” Ma Gesù gli chiede di andare oltre da ciò che pensa di sapere: “Vieni e vedi”. E quando Natanaele incontra Gesù, scopre che c’è qualcosa di molto più grande di quello che immaginava. “Vedrai cose più grandi di queste”. Questa frase mi sembra particolarmente adatta ad un anniversario come quello di oggi. Dieci anni fa abbiamo visto una cosa che non avremmo voluto vedere: la morte improvvisa di Padre Enzo a soli cinquantasette anni. La sua morte ci ha lasciati smarriti. Ma dieci anni dopo, forse possiamo ascoltare nuovamente quella parola di Gesù: “Vedrai cose più grandi di queste”. Non perchè la morte sia diventata meno dolorosa. Non perché abbiamo dimenticato. Ma perché la fede ci insegna che la storia di una persona non finisce da ciò che i nostri occhi riescono a vedere. Noi vediamo una morte. Dio vede una vita consegnata. Noi vediamo un’assenza. Dio vede una presenza custodita in Lui. Noi vediamo ciò che è finito. Dio vede ciò che continua a portare frutto. E forse il frutto più bello della vita di padre Enzo non sono soltanto le iniziative realizzate durante il suo rettorato, né le opere, né gli eventi. Sono le persone.
Sono i giovani che hanno trovato una porta aperta. Sono le persone semplici che si sono sentite accolte. Sono i pellegrini che hanno trovato qualcuno capace di ascoltare la loro storia. Sono coloro che, attraverso di lui, hanno incontrato un volto concreto della Chiesa. È questa la cosa più grande. Perché alla fine un sacerdote non viene ricordato veramente per quello che ha tatto, ma per le persone che ha aiutato a incontrare Cristo.
E qui ritorniamo a Natanaele. Gesù, dopo averlo incontrato, gli dice: “Vedrai cose più grandi di queste”. È come se gli dicesse: Natanaele, non fermarti a ciò che hai visto.
Non fermarti alle tue idee. Non fermarti alle tue sicurezze. Non fermarti nemmeno a quello che hai capito oggi. Continua a venire. Continua a vedere. Continua a seguirmi.
Forse questa è anche la parola che oggi il Signore consegna a noi, mentre ricordiamo padre Enzo. Non fermiamoci al ricordo. Non facciamo di lui soltanto una fotografia del passato. Chiediamoci piuttosto: Che cosa ci chiede oggi il Signore attraverso la sua vita?
Forse ci chiede di essere più veri. Di non avere paura di essere uomini e donne senza falsità. Forse ci chiede di aprire qualche porta. Di lasciare entrare nella nostra vita qualcuno che sta cercando. Forse ci chiede di ascoltare di più. Di accorgerci delle persone semplici, dei sofferenti, di chi arriva con una domanda, di chi non sa nemmeno bene quale domanda fare. Forse ci chiede soprattutto di recuperare la gioia.
Perché una Chiesa che accoglie, una comunità che ascolta, un convento che apre le sue porte, non può essere un luogo triste. Il Vangelo che abbiamo ascoltato termina con una
promessa: “Vedrai cose più grandi di queste” E allora oggi non chiediamo semplicemente al Signore di conservare il ricordo di padre Enzo. Chiediamo qualcosa di più. Signore, fa’ che ciò che abbiamo ricevuto da lui non muoia con il ricordo di lui.
Fa’ che rimanga la porta aperta. Rimanga l’accoglienza. Rimanga la fraternità. Rimanga il coraggio di parlare con sincerità. Rimanga l’attenzione verso chi è più fragile. Rimanga la gioia di vivere il Vangelo. E soprattutto rimanga ciò da cui tutto questo nasce: l’incontro con Gesù Cristo. Perché anche per padre Enzo, come per Natanaele, tutto è cominciato da un incontro. E anche per noi tutto ricomincia ogni volta che il Signore ci dice: “Vieni e vedi”.
















